19.5.09
GRANDE PIAZZA AL LUNGO DI CANDIA!!!


La caduta del (mio) muro.

17 maggio 2009. Candia Canadese. Campionato Italiano di Triathlon Lungo.
Mica roba da poco (con quei 4 km di nuoto iniziali e gli ultimi 10 km di corsa che rappresentavano più di una incognita), è l’ultimo gradino da salire prima dell’Ironman. L’avvicinamento però è andato come da programma ed ero pronto per la sfida. Mi ero anche fatto una previsione per quella che poteva essere la gara perfetta e mi ero segnato un numero: 7,30. Stavolta comunque l’impresa si presentava particolarmente impegnativa, anche perchè la settimana di vigilia è stata un po’ tribolata con il ginocchio destro che scricchiolava in modo preoccupante (postumi delle discese a tutta sul percorso run della domenica prima) e con un crampo allo stomaco (virus intestinale?) che mi aveva fatto temere il peggio martedì alle 6,30 quando per due ore non sono riuscito nemmeno a stare in piedi. Ma il vecchio RPZ ha la pellaccia dura e quindi, raccolti i cocci, partenza al sabato con famiglia, notte in agriturismo (molto carino), sveglia domenica alle 4,30 per la colazione e alle 7,00 pronto in riva al lago per la partenza.
Due giri da 2 km con salita/discesa pontili e trasferimento di una cinquantina di metri tra un giro e l’altro. In acqua è venuta la prima sorpresa: la più rosea delle previsione diceva 1h e 20’ e non pensavo proprio di uscire in meno (anche se di poco) soprattutto con un secondo giro in rimonta e con l’esperienza (per me inedita) di sorpassare gente a nuoto.
In T1 tutto regolare, con una buona levata di muta (gli allenamenti di quest’inverno hanno fatto bene e l’esperienza fantozziana di Rapperswill è ormai solo un ricordo).
Il percorso della bici sulla carta sembrava facile: tre giri da 40 km, vallonato, insomma roba da passistoni (ma proprio per questo preoccupante per uno “scalatore”). In realtà, anche se veloce, non era proprio un biliardo, con tre strappetti, un paio di salitelle da rapportone, un attraversamento di paese su ciottolato. Ma le gambe c’erano, l’azzardo della pseudolenticolare ha pagato e la media di 35 km/h non è proprio da buttare, specialmente per chi fino a tre anni fà non pensava minimamente di gareggiare a crono.
In T2 mi sono accorto subito che c’erano già troppe biciclette ed era quindi inutile provare a tirarsi il collo alla ricerca di un piazzamento; ho quindi deciso di correre solo per il mio tempo. Quattro giri di un va e vieni non proprio velocissimo, metà asfalto e metà sterrato con un paio di piccole salite. Regolare attorno a 4,40 per i primi 20 km, calo abbastanza deciso nel finale anche perchè, nell’ultimo giro e mezzo, ai ristori anziché prendere i rifornimenti al volo bevevo con calma camminando prima di ripartire.
Alla fine passaggio sotto al traguardo con i miei figli per mano, grande emozione e grande soddisfazione perchè la programmazione di un inverno di allenamenti si è rivelata azzeccata. Adesso c’è un anno di tempo per preparare le ultime tre ore di gara.
E il numero della previsione? Cancellato! Ne ho scritto uno nuovo che servirà per la prossima occasione: 7,25.

postato da TRI alle